Visualizzazione post con etichetta D'Alema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta D'Alema. Mostra tutti i post

mercoledì 6 marzo 2013

Telecom

Cari Amici,
tempi magri in Borsa per Telecom Italia, anni addietro una star del nostro listino e oggi un titolo che non tiene la media del mercato.
Telecom può ben sintetizzare la parabola delle nostre grandi aziende ex pubbliche: cedute ai privati sono state spolpate e poi lasciate cadere. Pensate che nel 1997, governavano Prodi e D'Alema, il pacco più importante di Telecom venne piazzato in Borsa a 10.908 lire (pari a 5,63 euro, n.d.r.). Oggi, dopo 15 anni di gestioni private - dagli Agnelli a Colaninno/Gnutti, a Tronchetti Provera - l'azienda vale 0,58, sì avete capito bene, 0,58 euro: in questo periodo Telecom Italia, cresciuta con i soldi degli italiani, ha perso quasi il 90 per cento del proprio valore, nonchè la leadership tecnologica in Italia e all'estero (è stata la prima azienda ad introdurre nel mondo la teleselezione) e tutto il patrimonio immobiliare.

Questi gli effetti del liberalismo sfrenato.
Un caro saluto

Gianfranco

mercoledì 16 gennaio 2013

Il Comunista

Cari Amici,
riflessioni quasi oziose di un pomeriggio sotto il cielo dell'India.
Vi siete mai chiesti come mai, negli ultimi 20 anni, in Italia il potere politico si trovi quasi sempre nelle mani di persone uscite dal mondo dell'economia? Elenco Dini, Ciampi, Prodi, Berlusconi, Monti, Tremonti; solo D'Alema ha interrotto la sequenza del potere economico su quello politico. Queste sono a mio giudizio le conseguenze del ruolo che l'economia svolge nei confronti di quelle che una volta erano chiamate "scienze sociali".
In pratica ci si attende qui da noi, ma non solo, che chiunque gestisca qualcosa di importante, vedi la politica, debba avere una base culturale economica o per lo meno dimestichezza con i suoi prìncipi liberali. Non c'è che dire, questi sono i guasti del liberismo sfrenato degli ultimi trent'anni che in Italia non ha trovato alcun freno.
In base al liberismo, gli uomini non sono che attori egoisti decisi a calcolare come ottenere il massimo vantaggio in ogni situazione, il massimo profitto o il massimo piacere e la felicità con il minor sacrificio. Insomma, ogni atto della nostra vita quotidiana è un investimento che non lascia spazio a morale, compassione, reciprocità, solidarietà, giustizia. Non sono d'accordo con questa visione del mondo.
Direte: sei un utopista, un illuso, un visionario, peggio ancora, un comunista. Ebbene, se comunismo vuol dire credere in questi valori come priorità di vita, allora sono comunista, e sono fiero di esserlo.
Un caro saluto
                            
Gianfranco