Cari Amici,
Mario Monti poteva scegliere una frase meno compromettente per congedarsi dal Capo dello Stato nel suo congedo dall'incarico di governo: «Missione compiuta, Presidente», gli ha detto, come lui stesso ha rivelato nella conferenza stampa di oggi. Un'espressione infelice, che ricorda quel «Mission Accomplished» con cui George Bush - su una portaerei in navigazione nel Golfo - annunciò la conclusione della guerra in Irak. Infelice, ricordiamo, perchè la guerra durò altri anni e ancora oggi il paese arabo non è uscito dalle difficoltà.
Infausta questa dichiarazione anche per Monti perchè nella crisi l'Italia si trova ancora, e alla grande. Il debito pubblico è salito a 2.000 miliardi, la disoccupazione è a livelli record, tasse e malcontento crescono. Quale missione ha compiuto Monti? Mah, lo diranno i posteri.
Per ora mi viene spontaneo dirgli: Mission defaulted, Mr. Monti.
Un caro saluto e un Buon Natale
Gianfranco
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domenica 23 dicembre 2012
Mission Defaulted, Mr. President
sabato 1 settembre 2012
Deja vu...
Cari Amici,
ecco una notizia che dovrebbe far riflettere, perché già data in precedenti occasioni:
L'uscita di capitali dalla Spagna ha segnato un aumento di circa il 40% nel mese di giugno, a dimostrazione di come la fiducia degli investitori verso Madrid, si stia deteriorando.
Secondo i dati resi noti dalla Banca di Spagna, a giugno i flussi netti in uscita di capitali, hanno raggiunto 56,6 miliardi di euro, dopo il rosso di 41,3 miliardi segnato a maggio.
Ammonta a 315,6 miliardi l'ammontare dei capitali che ha lasciato il Paese nell'anno trascorso fino a giugno. Solo nei primi sei mesi del 2012 sono fuoriusciti dai confini spagnoli 220 miliardi di euro, pari al 22% del Pil del Paese.
Non vi ricorda quanto avvenuto in Grecia due anni fa?
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
ecco una notizia che dovrebbe far riflettere, perché già data in precedenti occasioni:
L'uscita di capitali dalla Spagna ha segnato un aumento di circa il 40% nel mese di giugno, a dimostrazione di come la fiducia degli investitori verso Madrid, si stia deteriorando.
Secondo i dati resi noti dalla Banca di Spagna, a giugno i flussi netti in uscita di capitali, hanno raggiunto 56,6 miliardi di euro, dopo il rosso di 41,3 miliardi segnato a maggio.
Ammonta a 315,6 miliardi l'ammontare dei capitali che ha lasciato il Paese nell'anno trascorso fino a giugno. Solo nei primi sei mesi del 2012 sono fuoriusciti dai confini spagnoli 220 miliardi di euro, pari al 22% del Pil del Paese.
Non vi ricorda quanto avvenuto in Grecia due anni fa?
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
martedì 24 luglio 2012
A settembre
Cari Amici,
questa mattina un amico mi diceva di aver parlato con i vertici di un'importante banca nazionale e di aver riscontrato nelle parole del suo interlocutore la più assoluta mancanza di idee nei confronti di quanto sta accadendo. Vi sono clienti, dice il banchiere, che intendono chiudere i conti in euro e trasferire tutto all'estero, altri che non sanno che pesci prendere, altri che non si fidano più dei consigli della banca e ritirano la liquidità per metterla sotto il mattone. Fortunatamente la situazione quasi vacanziera frena il panico, ma a settembre la giostra potrebbe ripartire. Ma il banchiere sta fermo, aspetta che la tempesta passi, tanto lui si trova, scusate l'espressione, con il culo nel burro.
Ecco perchè Parigi, Roma e Madrid chiedono l'applicazione immediata dello scudo salva-spread mentre la Corte Suprema tedesca, che deve autorizzare Berlino a partecipare all'iniziativa ha preso tempo: se ne parlerà a settembre. Giudicate voi.
Un caro saluto
Gianfranco
questa mattina un amico mi diceva di aver parlato con i vertici di un'importante banca nazionale e di aver riscontrato nelle parole del suo interlocutore la più assoluta mancanza di idee nei confronti di quanto sta accadendo. Vi sono clienti, dice il banchiere, che intendono chiudere i conti in euro e trasferire tutto all'estero, altri che non sanno che pesci prendere, altri che non si fidano più dei consigli della banca e ritirano la liquidità per metterla sotto il mattone. Fortunatamente la situazione quasi vacanziera frena il panico, ma a settembre la giostra potrebbe ripartire. Ma il banchiere sta fermo, aspetta che la tempesta passi, tanto lui si trova, scusate l'espressione, con il culo nel burro.
Ecco perchè Parigi, Roma e Madrid chiedono l'applicazione immediata dello scudo salva-spread mentre la Corte Suprema tedesca, che deve autorizzare Berlino a partecipare all'iniziativa ha preso tempo: se ne parlerà a settembre. Giudicate voi.
Un caro saluto
Gianfranco
lunedì 23 luglio 2012
Bluff...
Cari Amici,
ormai la Grecia sta per lasciare l'euro e l'Eurozona, anche se a parole deplora il possibile evento, è convinta che prima Atene se ne andrà meglio sarà per tutti.
Lo dicono anche i soloni, quelli che sino a pochi mesi fa sostenevano che la costruzione finanziaria dell'Europa era solida. Tuttavia non siamo ancora al "si salvi chi può" e il percorso non è chiaro: c'è chi dice che la Germania starebbe bluffando e che dietro l'apparente durezza della signora Merkel ci sarebbe la volontà di saggiare la resistenza di Spagna e Italia, saggiarne il limite e poi cedere su eurobonds. Insomma, spingere l'Europa sull'orlo della rottura e poi fare retromarcia.
Lo vedremo presto.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
ormai la Grecia sta per lasciare l'euro e l'Eurozona, anche se a parole deplora il possibile evento, è convinta che prima Atene se ne andrà meglio sarà per tutti.
Lo dicono anche i soloni, quelli che sino a pochi mesi fa sostenevano che la costruzione finanziaria dell'Europa era solida. Tuttavia non siamo ancora al "si salvi chi può" e il percorso non è chiaro: c'è chi dice che la Germania starebbe bluffando e che dietro l'apparente durezza della signora Merkel ci sarebbe la volontà di saggiare la resistenza di Spagna e Italia, saggiarne il limite e poi cedere su eurobonds. Insomma, spingere l'Europa sull'orlo della rottura e poi fare retromarcia.
Lo vedremo presto.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
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mercoledì 18 luglio 2012
Sofferenze e incagli
Cari Amici,
oggi la Banca Centrale spagnola ha comunicato che le sofferenze bancarie degli istituti nazionali sono arrivate a 156 miliardi di euro, pari al 9 per cento di tutto il credito erogato. Ricordiamo che un sano esercizio del credito richiede valori inferiori al 5 per cento. Poi, e questo non viene detto, ci sono gli incagli, di cui non si parla, che mediamente sono pari alle sofferenze. Tradotto in soldoni: le banche spagnole abbisognano, e subito, di almeno 300 miliardi di euro, non dei 100 autorizzati da Bruxelles di cui 30 arriveranno tra breve. Il resto, come cantava Jannacci, 'Se sa no'.
Un'altra considerazione: ma con quali criteri i banchieri spagnoli, e non solo loro, hanno erogato i crediti? Non si sono resi conto dei rischi cui andavano incontro?
Ah già, dimenticavo, i banchieri si salvano sempre: sono gli Stati che affondano.
Un caro saluto
Gianfranco
oggi la Banca Centrale spagnola ha comunicato che le sofferenze bancarie degli istituti nazionali sono arrivate a 156 miliardi di euro, pari al 9 per cento di tutto il credito erogato. Ricordiamo che un sano esercizio del credito richiede valori inferiori al 5 per cento. Poi, e questo non viene detto, ci sono gli incagli, di cui non si parla, che mediamente sono pari alle sofferenze. Tradotto in soldoni: le banche spagnole abbisognano, e subito, di almeno 300 miliardi di euro, non dei 100 autorizzati da Bruxelles di cui 30 arriveranno tra breve. Il resto, come cantava Jannacci, 'Se sa no'.
Un'altra considerazione: ma con quali criteri i banchieri spagnoli, e non solo loro, hanno erogato i crediti? Non si sono resi conto dei rischi cui andavano incontro?
Ah già, dimenticavo, i banchieri si salvano sempre: sono gli Stati che affondano.
Un caro saluto
Gianfranco
lunedì 2 luglio 2012
Atene
Cari Amici,
la Grecia è uscita dalle cronache finanziarie e politiche, non se ne parla più.
Nulla si dice delle sue richieste di moratoria, nulla della sua situazione finanziaria: senza aiuti lo Stato greco non avrà i soldi per pagare stipendi e pensioni questo mese e dovrà per forza stamparsi la sua moneta (dracma o euro) per evitare il caos. Perchè questo silenzio sulla Grecia?
Credo che ormai a Bruxelles si dia per scontato il default di Atene: le ultime disposizioni approvate nel vertice della settimana scorsa mettono al riparo le banche europee dai rischi dell'insolvenza greca.
Che Atene vada a fondo, insomma, pur di salvare il resto dell'Europa.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
la Grecia è uscita dalle cronache finanziarie e politiche, non se ne parla più.
Nulla si dice delle sue richieste di moratoria, nulla della sua situazione finanziaria: senza aiuti lo Stato greco non avrà i soldi per pagare stipendi e pensioni questo mese e dovrà per forza stamparsi la sua moneta (dracma o euro) per evitare il caos. Perchè questo silenzio sulla Grecia?
Credo che ormai a Bruxelles si dia per scontato il default di Atene: le ultime disposizioni approvate nel vertice della settimana scorsa mettono al riparo le banche europee dai rischi dell'insolvenza greca.
Che Atene vada a fondo, insomma, pur di salvare il resto dell'Europa.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
venerdì 1 giugno 2012
Contagio
Cari Amici,
ieri in Spagna, rivela il Financial Times, sono usciti dal paese almeno 100 milioni di euro. Proprio come è successo in passato in Grecia e come avviene in Italia, a giudicare dal cambio euro/dollaro ed euro/franco svizzero. Anche in Spagna, quindi, siamo entrati nella seconda fase del collasso. La terza, insegna il default argentino, sarà la corsa agli sportelli e la possibile vittoria della sinistra in Grecia, data per favorita nei sondaggi, potrebbe accelerare i tempi. D'altra parte la leadership europea si aggrappa ai suoi mantra e non riesce a formulare nuove proposte: sembra paralizzata dagli eventi. È bene che vada a casa.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
ieri in Spagna, rivela il Financial Times, sono usciti dal paese almeno 100 milioni di euro. Proprio come è successo in passato in Grecia e come avviene in Italia, a giudicare dal cambio euro/dollaro ed euro/franco svizzero. Anche in Spagna, quindi, siamo entrati nella seconda fase del collasso. La terza, insegna il default argentino, sarà la corsa agli sportelli e la possibile vittoria della sinistra in Grecia, data per favorita nei sondaggi, potrebbe accelerare i tempi. D'altra parte la leadership europea si aggrappa ai suoi mantra e non riesce a formulare nuove proposte: sembra paralizzata dagli eventi. È bene che vada a casa.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
sabato 21 aprile 2012
Resa dei conti
Cari Amici,
si comincia a tirare le somme del default greco di marzo. Le quattro principali banche elleniche coinvolte nel crack hanno annunciato perdite combinate pari a 28 miliardi di euro nel 2011, causate dal recente accordo di bond swap fra il governo e i creditori privati. Nonostante la ristrutturazione del debito sia avvenuta quest'anno, la Banca Nazionale, la Alpha Bank, la Eurobank e la Banca del Pireo hanno registrato le perdite nei risultati dell'anno scorso. La Banca Nazionale è stata quella colpita maggiormente, con una perdita totale di 12,3 miliardi di euro. Chi pagherà per queste perdite? Come si ricapitalizzeranno gli istituti di credito? Dovrà intervenire lo Stato? Per ora non si sa. Si attende l'esito delle elezioni politiche dei primi di maggio. Per ora tutto è fermo.
Un caro saluto
Gianfranco
si comincia a tirare le somme del default greco di marzo. Le quattro principali banche elleniche coinvolte nel crack hanno annunciato perdite combinate pari a 28 miliardi di euro nel 2011, causate dal recente accordo di bond swap fra il governo e i creditori privati. Nonostante la ristrutturazione del debito sia avvenuta quest'anno, la Banca Nazionale, la Alpha Bank, la Eurobank e la Banca del Pireo hanno registrato le perdite nei risultati dell'anno scorso. La Banca Nazionale è stata quella colpita maggiormente, con una perdita totale di 12,3 miliardi di euro. Chi pagherà per queste perdite? Come si ricapitalizzeranno gli istituti di credito? Dovrà intervenire lo Stato? Per ora non si sa. Si attende l'esito delle elezioni politiche dei primi di maggio. Per ora tutto è fermo.
Un caro saluto
Gianfranco
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domenica 15 aprile 2012
Le tre D
Cari Amici,
negli ultimi cento anni si sono verificati nel mondo 69 casi di rottura di unioni monetarie, come dire: la storia è piena di rottami finanziari. Perché non rompere anche l'euro, mal progettato e mal realizzato? Questo è il sunto di un lungo servizio de "The Economist" sui guai finanziari europei. Come effetto di questo perverso progetto i paesi dell'Unione Europea, incapaci di svalutare la loro moneta, ricorrono a misure restrittive per non perdere competitività, spingendo al ribasso i salari e creando disoccupazione e tensioni sociali.
In Gran Bretagna hanno indetto un concorso, con un ricco premio, per cinque soluzioni in grado di sciogliere il nodo euro. Tra i cinque studi, sembra prevalere il "sistema delle 3 D", ovvero depart, default, devaluation. I Paesi escono dall'euro, falliscono e svalutano. Semplice, gli esempi del passato lo suggeriscono, ma oggi i politici europei sembrano paralizzati dal timore delle conseguenze di questa mossa inevitabile. E nessuno si muove.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
negli ultimi cento anni si sono verificati nel mondo 69 casi di rottura di unioni monetarie, come dire: la storia è piena di rottami finanziari. Perché non rompere anche l'euro, mal progettato e mal realizzato? Questo è il sunto di un lungo servizio de "The Economist" sui guai finanziari europei. Come effetto di questo perverso progetto i paesi dell'Unione Europea, incapaci di svalutare la loro moneta, ricorrono a misure restrittive per non perdere competitività, spingendo al ribasso i salari e creando disoccupazione e tensioni sociali.
In Gran Bretagna hanno indetto un concorso, con un ricco premio, per cinque soluzioni in grado di sciogliere il nodo euro. Tra i cinque studi, sembra prevalere il "sistema delle 3 D", ovvero depart, default, devaluation. I Paesi escono dall'euro, falliscono e svalutano. Semplice, gli esempi del passato lo suggeriscono, ma oggi i politici europei sembrano paralizzati dal timore delle conseguenze di questa mossa inevitabile. E nessuno si muove.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana
Gianfranco
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martedì 3 aprile 2012
Spreads
Cari Amici,
questa sera, al termine di una giornata burrascosa sotto l'aspetto finanziario, queste erano le quotazioni degli spread tra il bund tedesco e quelli dei Piigs. Valutate queste cifre per capire come la speculazione stia aggredendo i Piigs e quali possono essere le prospettive:
Bund a 10 anni Grecia a 10 anni 19,48 Grger
" " " Portogallo " 10,04 Porger
" " " Irlanda " 6,40 Irger
" " " Spagna " 3,65 Spger
" " " Italia " 3,35 Itger
Nonostante il default del mese scorso verso i creditori privati, la Grecia viene data per fallita nuovamente, seguita a breve tempo dal Portogallo. L'Irlanda non versa in buona situazione, mentre Spagna e Italia, i due colossi tra i Piigs, si mantengono su posizioni di relativa sicurezza. Una sicurezza che potrebbe vacillare da un momento all'altro sopratutto per la Spagna, la cui situazione viene definita "critica".
Un caro saluto
Gianfranco
questa sera, al termine di una giornata burrascosa sotto l'aspetto finanziario, queste erano le quotazioni degli spread tra il bund tedesco e quelli dei Piigs. Valutate queste cifre per capire come la speculazione stia aggredendo i Piigs e quali possono essere le prospettive:
Bund a 10 anni Grecia a 10 anni 19,48 Grger
" " " Portogallo " 10,04 Porger
" " " Irlanda " 6,40 Irger
" " " Spagna " 3,65 Spger
" " " Italia " 3,35 Itger
Nonostante il default del mese scorso verso i creditori privati, la Grecia viene data per fallita nuovamente, seguita a breve tempo dal Portogallo. L'Irlanda non versa in buona situazione, mentre Spagna e Italia, i due colossi tra i Piigs, si mantengono su posizioni di relativa sicurezza. Una sicurezza che potrebbe vacillare da un momento all'altro sopratutto per la Spagna, la cui situazione viene definita "critica".
Un caro saluto
Gianfranco
venerdì 30 marzo 2012
Ah, le banche spagnole
Cari Amici,
la Spagna preoccupa, soprattutto i suoi creditori esteri. Il debito pubblico di Madrid, pari a circa 760 miliardi di euro (meno del 70 per cento del Pil, contro il 120 dell'Italia) si trova principalmente in mani straniere. In particolare, stando ai dati della Bri, 40 miliardi sono il debito spagnolo nelle mani delle banche del Regno Unito, 140 negli Stati Uniti, 170 miliardi in Francia e 190 miliardi – sorpresa – in Germania.
Ma più di tutto a preoccupare i creditori stranieri sono i debiti privati, per lo più mutui fondiari il cui sottostante, ovvero il patrimonio immobiliare, continua a perdere valore (-14 per cento soltanto il mese scorso). Di qui l'accentuarsi delle tensioni finanziarie.
E le banche spagnole, proprietarie di questo patrimonio immobiliare che vale sempre meno, rischiano il peggio.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
la Spagna preoccupa, soprattutto i suoi creditori esteri. Il debito pubblico di Madrid, pari a circa 760 miliardi di euro (meno del 70 per cento del Pil, contro il 120 dell'Italia) si trova principalmente in mani straniere. In particolare, stando ai dati della Bri, 40 miliardi sono il debito spagnolo nelle mani delle banche del Regno Unito, 140 negli Stati Uniti, 170 miliardi in Francia e 190 miliardi – sorpresa – in Germania.
Ma più di tutto a preoccupare i creditori stranieri sono i debiti privati, per lo più mutui fondiari il cui sottostante, ovvero il patrimonio immobiliare, continua a perdere valore (-14 per cento soltanto il mese scorso). Di qui l'accentuarsi delle tensioni finanziarie.
E le banche spagnole, proprietarie di questo patrimonio immobiliare che vale sempre meno, rischiano il peggio.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
giovedì 29 marzo 2012
Ancora la Grecia
Cari Amici,
ci risiamo con la Grecia.
Standard and Poor's dice che il paese dovrà nuovamente ristrutturare il suo debito, prima o poi, ma dovrà farlo. Atene si è mossa con i creditori privati, ai quali doveva 206 miliardi di euro, con l'accordo di inizio mese: ne restituirà il 20 per cento circa tra 30 anni. Però ne restano 160 circa con i creditori pubblici: Fondo Monetario, Unione Europea e Stati diversi, tra cui l'Italia per 8 miliardi. Difficilmernte questi potranno ottenere più del 20 per cento concesso ai privati, perchè si aprirebbero cause in tutto il mondo: in questi casi i creditori di un fallimento sono uguali di fronte alla legge, non esistono i privilegiati e i chirografari. Così mentre all'orizzonte si stagliano i casi di Portogallo e Spagna non spariscono le nuvole della Grecia. Purtroppo dovremo tenercele ancora per molto tempo.
Un caro saluto
Gianfranco
ci risiamo con la Grecia.
Standard and Poor's dice che il paese dovrà nuovamente ristrutturare il suo debito, prima o poi, ma dovrà farlo. Atene si è mossa con i creditori privati, ai quali doveva 206 miliardi di euro, con l'accordo di inizio mese: ne restituirà il 20 per cento circa tra 30 anni. Però ne restano 160 circa con i creditori pubblici: Fondo Monetario, Unione Europea e Stati diversi, tra cui l'Italia per 8 miliardi. Difficilmernte questi potranno ottenere più del 20 per cento concesso ai privati, perchè si aprirebbero cause in tutto il mondo: in questi casi i creditori di un fallimento sono uguali di fronte alla legge, non esistono i privilegiati e i chirografari. Così mentre all'orizzonte si stagliano i casi di Portogallo e Spagna non spariscono le nuvole della Grecia. Purtroppo dovremo tenercele ancora per molto tempo.
Un caro saluto
Gianfranco
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martedì 20 marzo 2012
Dopo Atene, Lisbona?
Cari Amici,
nonostante le continue rassicurazioni del governo di Lisbona sulla solidità dei conti pubblici (l'ultima è di ieri) fonti informate mi dicono che entro breve tempo, da uno a tre mesi, il Portogallo potrebbe seguire l'esempio della Grecia ed avviare la procedura di un 'default' ordinato. Lisbona chiederebbe le stesse condizioni ottenute da Atene: taglio di 54 per cento del valore facciale del proprio debito verso i creditori privati (in realtà 75 per cento), negoziati per i creditori pubblici (Bce, FMI e Stati) nonchè un nuovo prestito nell'ordine di 60-70 miliardi.
Il default ordinato del Portogallo getta dubbi su come Unione Europea e Fondo Monetario hanno gestito la crisi debitoria. Il Portogallo è stato infatti il paese che meglio di altri ha applicato le ricette dell'austerità, delle privatizzazioni, dei tagli alla spesa pubblica. Eppure non si salva.
Vuol forse dire che le ricette sono sbagliate e che bisogna cambiarle?
Un caro saluto
Gianfranco
nonostante le continue rassicurazioni del governo di Lisbona sulla solidità dei conti pubblici (l'ultima è di ieri) fonti informate mi dicono che entro breve tempo, da uno a tre mesi, il Portogallo potrebbe seguire l'esempio della Grecia ed avviare la procedura di un 'default' ordinato. Lisbona chiederebbe le stesse condizioni ottenute da Atene: taglio di 54 per cento del valore facciale del proprio debito verso i creditori privati (in realtà 75 per cento), negoziati per i creditori pubblici (Bce, FMI e Stati) nonchè un nuovo prestito nell'ordine di 60-70 miliardi.
Il default ordinato del Portogallo getta dubbi su come Unione Europea e Fondo Monetario hanno gestito la crisi debitoria. Il Portogallo è stato infatti il paese che meglio di altri ha applicato le ricette dell'austerità, delle privatizzazioni, dei tagli alla spesa pubblica. Eppure non si salva.
Vuol forse dire che le ricette sono sbagliate e che bisogna cambiarle?
Un caro saluto
Gianfranco
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venerdì 9 marzo 2012
Default
Cari Amici,
sin dall'inizio del caso Grecia sul tavolo c'erano due opzioni per l'inevitabile default: ordinato o selvaggio. Con gli eventi di questi giorni si va verso il defaul ordinato: chi possiede titoli greci perde il 75 per cento del valore, anche se ufficialmente si parla del 50,3 per cento. L'Argentina fece default al 66 per cento, quindi la Grecia ha fatto peggio. Però è stato un default ordinato, quindi per il momento il rischio contagio è stato scongiurato. Vedremo il mese prossimo, dopo le elezioni in Grecia, se il nuovo Governo rispetterà gli accordi.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
sin dall'inizio del caso Grecia sul tavolo c'erano due opzioni per l'inevitabile default: ordinato o selvaggio. Con gli eventi di questi giorni si va verso il defaul ordinato: chi possiede titoli greci perde il 75 per cento del valore, anche se ufficialmente si parla del 50,3 per cento. L'Argentina fece default al 66 per cento, quindi la Grecia ha fatto peggio. Però è stato un default ordinato, quindi per il momento il rischio contagio è stato scongiurato. Vedremo il mese prossimo, dopo le elezioni in Grecia, se il nuovo Governo rispetterà gli accordi.
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
mercoledì 7 marzo 2012
Default
Cari Amici,
leggo dal sito di una grande banca internazionale (non chiedetemi come ci sono entrato, ma è avvenuto):
Then it’s game over for the Greeks: They will default, exit the eurozone, go to the drachma, devalue, and go through hell for a few years.
It has now become too expensive—financially, politically, psychologically—to save Greece. The holes in the Monday deal show that there is no deal—and there won’t be any deal.
So on March 20, Greece defaults.
Il significato è chiaro: domani scade l'ultimatum della Grecia nei confronti dei possessori 'privati' dei titoli greci e se costoro non accetteranno le clausole capestro (in pratica perdono quasi tutto) allora si va al fallimento, previsto per il 20 marzo. E' interessante lo sforzo psicologico che verrebbe richiesto dal salvataggio della Grecia. In effetti sono due anni che a causa di questa situazione il mondo sta sulla corda. Non ne possiamo più.
Un caro saluto
Gianfranco
leggo dal sito di una grande banca internazionale (non chiedetemi come ci sono entrato, ma è avvenuto):
Then it’s game over for the Greeks: They will default, exit the eurozone, go to the drachma, devalue, and go through hell for a few years.
It has now become too expensive—financially, politically, psychologically—to save Greece. The holes in the Monday deal show that there is no deal—and there won’t be any deal.
So on March 20, Greece defaults.
Il significato è chiaro: domani scade l'ultimatum della Grecia nei confronti dei possessori 'privati' dei titoli greci e se costoro non accetteranno le clausole capestro (in pratica perdono quasi tutto) allora si va al fallimento, previsto per il 20 marzo. E' interessante lo sforzo psicologico che verrebbe richiesto dal salvataggio della Grecia. In effetti sono due anni che a causa di questa situazione il mondo sta sulla corda. Non ne possiamo più.
Un caro saluto
Gianfranco
giovedì 23 febbraio 2012
Al voto
Cari Amici,
la Grecia doveva dichiarare fallimento nel fine settimana tra il 24 e il 25 marzo. Così veniva riportato in alcuni documenti riservati di fonte bancaria. Il default sarebbe stato promosso dalle solite agenzie di Rating. Così non è stato, in extremis sono arrivati i 130 miliardi, ma il problema viene rinviato di un mese, alle elezioni di aprile.
Da alcuni sondaggi privati emerge infatti che i due partiti maggiori - Pasok e Mea Democrfatia che contano adesso sull'85 per cento dei seggi in Parlamento - in caso di elezioni non attirerebbero insieme più di un terzo dei voti, mentre la maggioranza andrebbe alle ali estreme di destra e di sinistra.
E' questo che vogliono Berlino e Parigi, promuovere un clima da guerra civile in un paese allo stremo? Oppure commissionare la Grecia con la forza delle armi?
Un caro saluto
Gianfranco
la Grecia doveva dichiarare fallimento nel fine settimana tra il 24 e il 25 marzo. Così veniva riportato in alcuni documenti riservati di fonte bancaria. Il default sarebbe stato promosso dalle solite agenzie di Rating. Così non è stato, in extremis sono arrivati i 130 miliardi, ma il problema viene rinviato di un mese, alle elezioni di aprile.
Da alcuni sondaggi privati emerge infatti che i due partiti maggiori - Pasok e Mea Democrfatia che contano adesso sull'85 per cento dei seggi in Parlamento - in caso di elezioni non attirerebbero insieme più di un terzo dei voti, mentre la maggioranza andrebbe alle ali estreme di destra e di sinistra.
E' questo che vogliono Berlino e Parigi, promuovere un clima da guerra civile in un paese allo stremo? Oppure commissionare la Grecia con la forza delle armi?
Un caro saluto
Gianfranco
venerdì 10 febbraio 2012
I due poliziotti
Cari Amici,
quanto avviene in Europa sul caso Grecia mi ricorda i film con le gags dei due poliziotti, quello buono che tratta bene i sospetti delinquenti per convincerli a parlare e quello cattivo che fa la faccia dura ma persegue lo stesso scopo del primo, anche se con altri mezzi di persuasione.
Allora la signora Merkel, il poliziotto buono, dice che se la Grecia facesse default le conseguenze per l'Europa sarebbero gravissime e fa intendere che bisogna raggiungere un accordo con i greci a tutti i costi, anche con rinunce da parte tedesca. Il suo ministro delle finanze Schaeuble, il poliziotto cattivo a rotelle, dice che i sacrifici di Atene non bastano, occorre fare di più: senza altri tagli non si aprono i cordoni della borsa.
Intanto ad Atene i manifestanti, che ormai il gioco lo hanno capito alla perfezione, bruciano le bandiere tedesche sulle piazze e la destra soffia sul fuoco. A causa della crisi ogni giorno spariscono in Grecia 5.000 posti di lavoro, la gente è stremata e la tensione sale. A quando la fine del gioco? A quando parole coerenti e certe? Berlino vuole veramente salvare la Grecia e l'euro oppure ci sta prendendo tutti per i fondelli?
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
quanto avviene in Europa sul caso Grecia mi ricorda i film con le gags dei due poliziotti, quello buono che tratta bene i sospetti delinquenti per convincerli a parlare e quello cattivo che fa la faccia dura ma persegue lo stesso scopo del primo, anche se con altri mezzi di persuasione.
Allora la signora Merkel, il poliziotto buono, dice che se la Grecia facesse default le conseguenze per l'Europa sarebbero gravissime e fa intendere che bisogna raggiungere un accordo con i greci a tutti i costi, anche con rinunce da parte tedesca. Il suo ministro delle finanze Schaeuble, il poliziotto cattivo a rotelle, dice che i sacrifici di Atene non bastano, occorre fare di più: senza altri tagli non si aprono i cordoni della borsa.
Intanto ad Atene i manifestanti, che ormai il gioco lo hanno capito alla perfezione, bruciano le bandiere tedesche sulle piazze e la destra soffia sul fuoco. A causa della crisi ogni giorno spariscono in Grecia 5.000 posti di lavoro, la gente è stremata e la tensione sale. A quando la fine del gioco? A quando parole coerenti e certe? Berlino vuole veramente salvare la Grecia e l'euro oppure ci sta prendendo tutti per i fondelli?
Un caro saluto e un buon fine settimana
Gianfranco
mercoledì 8 febbraio 2012
The trend is my friend
Cari Amici
con l'euforia di questi ultimi giorni i mercati scommettono che per la Grecia verrà trovata in extremis una soluzione per impedirne il default e l'uscita dall'euro.
In questo momento i vertici politici della Grecia (il capo del governo e i tre segretari dei partiti) stanno esaminando riga per riga le 120 pagine del documento presentato dalla troika. Sono noti i punti critici del papiro: tagli di 150.000 elementi (di cui 25.000 già approvati) della compagine statale, riduzione del salario minimo delle imprese private, tagli alle pensioni, vendita di beni pubblici per 50 miliardi e altre amenità. Se oggi verrà raggiunto un accordo, la troika incontrerà uno per uno i tre segretari politici per sondarne le intenzioni (forse chiederà anche garanzie scritte) e poi si andrà venerdì alla discussione in aula. Entro tre-quattro giorni la legge dovrebbe venire approvata. Ma ne siamo certi?
Questa è la logica della scommessa in corso.
Se la legge passerà le borse saliranno ancor di più, vi entreranno anche gli investitori pavidi, lo spread scenderà, l'euro si rafforzerà e i politici europei e la Bce godranno di effimero successo. Effimero, ribadisco, perchè l'economia greca è a pezzi e Atene non sarà mai più in grado di ripagare il debito.
Se le trattattive falliranno sui mercati accadrà esattamente il contrario: giù borse ed euro, sù lo spread. Per ora la speculazione cavalca la soluzione 'accordo' in base al principio che "the trend is my friend". Ma questa volta i mercati non giocano con le carte segnate, non è detto che i politici greci vengano meno alle loro responsbailità nei confronti della nazione.
Un caro saluto
Gianfranco
con l'euforia di questi ultimi giorni i mercati scommettono che per la Grecia verrà trovata in extremis una soluzione per impedirne il default e l'uscita dall'euro.
In questo momento i vertici politici della Grecia (il capo del governo e i tre segretari dei partiti) stanno esaminando riga per riga le 120 pagine del documento presentato dalla troika. Sono noti i punti critici del papiro: tagli di 150.000 elementi (di cui 25.000 già approvati) della compagine statale, riduzione del salario minimo delle imprese private, tagli alle pensioni, vendita di beni pubblici per 50 miliardi e altre amenità. Se oggi verrà raggiunto un accordo, la troika incontrerà uno per uno i tre segretari politici per sondarne le intenzioni (forse chiederà anche garanzie scritte) e poi si andrà venerdì alla discussione in aula. Entro tre-quattro giorni la legge dovrebbe venire approvata. Ma ne siamo certi?
Questa è la logica della scommessa in corso.
Se la legge passerà le borse saliranno ancor di più, vi entreranno anche gli investitori pavidi, lo spread scenderà, l'euro si rafforzerà e i politici europei e la Bce godranno di effimero successo. Effimero, ribadisco, perchè l'economia greca è a pezzi e Atene non sarà mai più in grado di ripagare il debito.
Se le trattattive falliranno sui mercati accadrà esattamente il contrario: giù borse ed euro, sù lo spread. Per ora la speculazione cavalca la soluzione 'accordo' in base al principio che "the trend is my friend". Ma questa volta i mercati non giocano con le carte segnate, non è detto che i politici greci vengano meno alle loro responsbailità nei confronti della nazione.
Un caro saluto
Gianfranco
C'è chi perde il pelo, ma non il vizio
Cari Amici,
stimo Mario Draghi, che ho incontrato qualche volta nella mia attività lavorativa, ma sono sostanzialmente prevenuto nei confronti dei banchieri d'affari (e Draghi lo è stato per Goldman Sachs). Adesso, stando alle indiscrezioni del WSJ, anche da presidente della Bce Draghi continua ad operare con la mentalità del banchiere d'affari. Per convincere i greci ad accettare il diktat della troika Draghi ha offerto loro di cedere a prezzi scontati le obbligazioni greche che la Bce ha acquistato lo scorso anno sul mercato libero.
Il punto è che dall'indiscrezione del WSJ non si capisce se la Bce farà un affare o meno da questa vendita. Per intenderci, ipotizziamo che la Bce abbia pagato i bond 80, contro un valore facciale di 100. Se vende ad Atene i bonds a 70, perde 10 (a scapito di tutti i contribuenti europei che finanziano la Bce). Se vende a 90 guadagna 10, ma un banchiere centrale non dovrebbe speculare sui bond dei propri amministrati. La soluzione ideale sarebbe la vendita dei titoli ai prezzi d'acquisto.
Ma Draghi riuscirà a perdere il vizio del profitto?
Un caro saluto
Gianfranco
stimo Mario Draghi, che ho incontrato qualche volta nella mia attività lavorativa, ma sono sostanzialmente prevenuto nei confronti dei banchieri d'affari (e Draghi lo è stato per Goldman Sachs). Adesso, stando alle indiscrezioni del WSJ, anche da presidente della Bce Draghi continua ad operare con la mentalità del banchiere d'affari. Per convincere i greci ad accettare il diktat della troika Draghi ha offerto loro di cedere a prezzi scontati le obbligazioni greche che la Bce ha acquistato lo scorso anno sul mercato libero.
Il punto è che dall'indiscrezione del WSJ non si capisce se la Bce farà un affare o meno da questa vendita. Per intenderci, ipotizziamo che la Bce abbia pagato i bond 80, contro un valore facciale di 100. Se vende ad Atene i bonds a 70, perde 10 (a scapito di tutti i contribuenti europei che finanziano la Bce). Se vende a 90 guadagna 10, ma un banchiere centrale non dovrebbe speculare sui bond dei propri amministrati. La soluzione ideale sarebbe la vendita dei titoli ai prezzi d'acquisto.
Ma Draghi riuscirà a perdere il vizio del profitto?
Un caro saluto
Gianfranco
lunedì 6 febbraio 2012
Grecia
Cari Amici,
sono due anni che prevedo il default della Grecia. Ora ci stiamo arrivando, finalmente.
Leggo dalle agenzie: Ore drammatiche in Grecia dove il rischio di default si fa più concreto: nessun accordo sulle nuove misure di austerità è stato sottoscritto domenica dai leader dei grandi partiti al termine del lungo vertice, durato oltre cinque ore, con il premier Lucas Papademos.
Ma perchè i partiti greci, destra e sinistra, non vogliono gli aiuti internazionali?
Imporre nuovi sacrifici, tra cui la riduzione dei salari, in un paese già in recessione profonda, e con una disoccupazione al 19%, è diventata un' impresa assai ardua. I sindacati hanno già proclamato uno sciopero generale per martedì.
I politici greci lo hanno capito, Monti non ancora, o meglio, lui lo sa benissimo ma fa finta di nulla. Non è la recessione che fa uscire dalla crisi, bensì la crescita, che però, suggerisco, deve puntare non sui consumi di materie prime e sullo spreco dei privati ma sulle infrastrutture, la cura del territorio e il benessere della popolazione.
Un caro saluto
Gianfranco
sono due anni che prevedo il default della Grecia. Ora ci stiamo arrivando, finalmente.
Leggo dalle agenzie: Ore drammatiche in Grecia dove il rischio di default si fa più concreto: nessun accordo sulle nuove misure di austerità è stato sottoscritto domenica dai leader dei grandi partiti al termine del lungo vertice, durato oltre cinque ore, con il premier Lucas Papademos.
Ma perchè i partiti greci, destra e sinistra, non vogliono gli aiuti internazionali?
Imporre nuovi sacrifici, tra cui la riduzione dei salari, in un paese già in recessione profonda, e con una disoccupazione al 19%, è diventata un' impresa assai ardua. I sindacati hanno già proclamato uno sciopero generale per martedì.
I politici greci lo hanno capito, Monti non ancora, o meglio, lui lo sa benissimo ma fa finta di nulla. Non è la recessione che fa uscire dalla crisi, bensì la crescita, che però, suggerisco, deve puntare non sui consumi di materie prime e sullo spreco dei privati ma sulle infrastrutture, la cura del territorio e il benessere della popolazione.
Un caro saluto
Gianfranco
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