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domenica 7 aprile 2013

Dollaro

Cari Amici,
leggo da alcuni siti di finanza - e apprendo da alcune mie fonti - che si avvicina la resa dei conti per il dollaro, il cui cambio con le altre valute potrebbe drasticamente ridimensionarsi a seguito del forte deficit interno e con l'estero; lo dimostrerebbero le manovre speculative contro l'oro e l'argento, che la settimana scorsa hanno perso quota su iniziativa delle grandi banche commerciali legate alla Federal Reserve. L'aumento del prezzo di queste materie prime indurrebbe gli investitori ad abbandonare dollaro e i titoli denominati in dollari.
Non credo che il crollo del dollaro avverrà a breve, ma il fatto che l'euro non perda forza nonostante le difficoltà dei Piigs non depone in favore della moneta americana. Certo è che qualcosa di grosso bolle in pentola.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana

Gianfranco

giovedì 21 febbraio 2013

Guerra delle Valute - 2

Cari Amici,
qualche giorno ho accennato fa alla guerra delle valute al vertice del G20 di Mosca. Ufficialmente si parlava di crescita, in realtà si discuteva delle svalutazioni competitive che Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Svizzera praticano per difendere le rispettive esportazioni. Ora arriva la prima conferma di quanto si sosteneva: in America la Federal Reserve potrebbe bloccare il programma di creazione di nuova liquidità (circa 85 miliardi di dollari al mese). Risultato: il dollaro si rafforza mentre le Borse, che per crescere hanno bisogno di liquidità, scendono.
Intanto, qualcuno si rende conto che stampare moneta crea inflazione e pensa di muoversi in direzione opposta. In Italia le perdite di Borsa sono maggiori rispetto al resto del mondo perché si sta innescando la scommessa elettorale che prevede una situazione ingovernabile dopo il voto.
Un caro saluto
                         
Gianfranco

venerdì 15 febbraio 2013

Guerra di monete, o della svalutazione competitiva

Cari Amici,
di che si parla in questi giorni al summit del G20 a Mosca? Di ripresa economica, come fanno intendere i commenti ufficiali o, in realtà, di una guerra delle valute che sta coinvolgendo le cancellerie di tutto il mondo? Ma di quest'ultima, ovviamente.
Stati Uniti e Giappone perseguono - chi da sempre come gli USA, chi da pochi mesi come il Giappone - il deprezzamento della propria valuta come strumento per rendere più competitive le proprie merci e alzare il prezzo di quelle degli altri. Sciocchezze direte. Non tanto.
Pensate che in pochi mesi lo yen si è svalutato del 25 per cento contro l'euro e i produttori di macchine, prodotti elettronici e hi-tech made in Japan battono ormai quelli europei. Il Venezuela, ricco di petrolio, ha fatto capire che non ci sta a questi gioco al massacro e ha svalutato la propria moneta del 46 per cento. La Svizzera si è messa a stampare franchi come non mai per impedire alla propria moneta di scendere al di sotto di quota 1,20 contro euro.
La sola Banca centrale impreparata a questo compito è la Bce, che non può stampare moneta. L'Europa è quindi un gigante disarmato che si muoverà soltanto quando le imprese tedesche andranno in crisi a causa di un euro troppo forte. Ci vorrà tempo, però. Prepariamoci a soffrire.
Un caro saluto e un buon fine settimana

Gianfranco

domenica 27 gennaio 2013

Goldfinger

Cari Amici,
sta per scoppiare lo scandalo finanziario del secolo.
Sembra che le riserve auree degli Stati Uniti (8.200 tonnellate custodite a Fort Knox, n.d.r.) non esistano più, nel senso che negli ultimi 50 anni i governi americani se le sono vendute senza dir niente ad alcuno.
Dal 1972 non vengono effettuati controlli e le innumerevoli interpellanze parlamentari non hanno avuto successo. A Fort Knox si troverebbero barre di tungsteno ricoperte d'oro che si presentano di ugual peso e colore rispetto all'oro, ma sono ben altra cosa in termini di valore, tanto è vero che di recente qualcuna ha fatto capolino a Singapore ed è stata subito mascherata.
Il fatto è che i tedeschi, che hanno grosse partite d'oro depositate negli States, hanno deciso di vederci chiaro e hanno chiesto di riportare il loro oro in patria. Lo scandalo sta montando da qualche giorno: domani, alla riapertura dei mercati, vedremo cosa succederà. Non escludo grossi contraccolpi.
Un caro saluto

Gianfranco

lunedì 5 novembre 2012

Per Obama

Cari Amici,
vigilia di elezioni negli States.

Mi spiace pensare che le sorti del mondo siano legate in gran parte alle scelte dell'elettorato americano, che non brilla certamente per capacità di giudizio (vedi la doppia presidenza di Bush...) e per spessore culturale. Anche loro, ovviamente, si meritano i governanti che hanno.
Debbo dire, comunque, che un argomento che mi sta a cuore, l'inquinamento ambientale, è stato completamente evitato da Romney nel corso della sua campagna, mentre molto suoi supporter sono decisamente ostili ad ogni controllo delle emissioni di ogni genere. Dell'altra questione in ballo, il controllo della finanza, essendo Romney un finanziere d'assalto non credo arrivino freni di alcun tipo alla speculazioni assassine che depredano i più deboli. Infine, la politica militare degli Usa all'estero: quando Romney critica l'attuale amministrazione per gli scarsi investimenti militari e per il ritiro dal Medio Oriente, vedo in trasparenza le stesse decisioni di Bush legato alle industrie degli armamenti e del petrolio.
Per concludere, Obama forse ha deluso le attese, poteva e doveva fare di più, ma scegliere Romney significherebbe tornare indietro ai tempi di George W. Bush, il peggior presidente nella storia degli States. Spero che gli elettori americani lo abbiano compreso.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana

Gianfranco

martedì 16 ottobre 2012

Boomerang


Cari Amici,
vi ricordate dei "bamboccioni"? Così il ministro Padoa Schioppa definì i giovani italiani che restano in casa fino a 33 anni (è l'età media), prima di sganciarsi dalle famiglie e mettersi in proprio.
Beh, ora il vizio italiano si sta diffondendo anche negli USA, la patria dell'indipendenza giovanile.

Stando alle ultime ricerche oggi il 30 per cento dei giovani tra 25 e 34 anni fa ritorno in famiglia dopo il college, invece di mettersi in proprio. La causa? La crisi, che taglia posti di lavoro e rende difficile l'autosostegno. E la famiglia è il rifugio.

Gli americani hanno trovato un nome per questo fenomeno sociale, lo chiamano "boomerang generation", la generazione che fa ritorno a casa come appunto il boomerang.
Non sono offensivi come gli italiani, ma assai più realistici: riconoscono la crisi e le sue conseguenze senza mortificare e disprezzare chi purtroppo la subisce.
Un caro saluto

Gianfranco

giovedì 4 ottobre 2012

Medio Oriente


Cari Amici,
tutti i protagonisti della recente cronaca mediorientale - Siria, Turchia, Stati Uniti, Iran, Russia e Cina - tirano il freno per evitare che la crisi, per ora solo siriana, degeneri in tutta l'area.
Israele sta a guardare e si chiede se l'allargamento del conflitto possa costituire il classico "casus belli" per sistemare i conti con l'Iran e la sua bomba atomica.

Non posseggo più fonti in grado di aggiornarmi dal di dentro su quanto succede, però mi sono rimasti alcuni strumenti per capire dove va oggi lo "smart money" ovvero il danaro furbo, o la speculazione più scaltra e spudorata. Questi stumenti sono essenzialmente i contratti a termine del petrolio a Londra e New York. Ebbene, sino a ieri i prezzi a termine erano in netto calo poiché gli operatori temono la recessione su scala mondiale e i suoi potenziali crolli nel consumo di materie prime. È di oggi l'incidente turco-siriano, coinciso con un brusco calo dei prezzi. Che dire, la tristezza per le vittime turche e siriane potrebbe venir confortata dal fatto che lo "smart money" non prevede una guerra generalizzata in Medio Oriente che porterebbe le quotazioni ad almeno 200 dollari al barile contro i 110 attuali. Vedremo nei prossimi giorni se queste prospettive di tregua armata terranno.
Un caro saluto

Gianfranco

martedì 11 settembre 2012

9/11 e oltre

Cari Amici,
undici anni dopo l'11 settembre non svaniscono gli effetti drammatici di quell'evento.
La morte di Osama Bin Laden e il ridimensionamento di Al Queda non hanno compensato i guasti provocati dalle Torri Gemelle: mi riferisco alle due guerre gemelle, contro l'Irak e contro l'Afganistan che sono costare quasi 3.000 miliardi di dollari alle casse americane e hanno provocato guasti e lutti in mezzo mondo.
Leggete un saggio di Joseph Stiglitz in proposito sui veri effetti di 9/11 e vi convincerete che se Bin Laden voleva provocare danni agli Stati Uniti, e al mondo occidentale, non ci si deve fermare alla contabilità di quel giorno (3.000 morti e 40 miliardi di dollari di danni) bensì alle fasi successive.
Un caro saluto e un buon avvio di settimana

Gianfranco

mercoledì 5 settembre 2012

Diplomazia

Cari amici,
secondo la stampa israeliana, Washington ha mandato un messaggio riservato al governo iraniano per comunicare che gli Stati Uniti non appoggeranno un eventuale attacco di Israele ai siti atomici iraniani. In tal modo Washington si dissocia da un'iniziativa che sembra sempre più prossima (almeno a giudicare dal prezzo del greggio) per evitare la ritorsione degli iraniani contro le istallazioni petrolifere del Golfo.
Speriamo che gli israeliani, sentendosi senza l'ombrello americano, rinuncino al loro progetto.
Un caro saluto

Gianfranco

mercoledì 14 marzo 2012

Dopo i Piigs

Cari Amici,
leggo dalle agenzie: L'agenzia di rating Fitch conferma la tripla 'A' al debito pubblico britannico ma cambia l'outlook da 'stabile' a 'negativo'.  A peggiorare l'outlook la constatazione che il deficit è secondo per dimensioni solo a quello Usa.  Insomma, dopi i Piigs è la volta della Gran Bretagna ad entrare nel mirino delle agenzie di rating. Poi sarò la volta del Belgio.
Il girone infernale è soltanto agli inizi.
Un caro saluto

Gianfranco

mercoledì 18 agosto 2010

Dollaro forte uguale guerra?

Cari Amici,
nonostante la politica creditizia inflattiva degli Stati Uniti, con il danaro a costi risibili, il dollaro tiene banco e non perde posizioni rispetto alle altre monete. Va detto che il dollaro (insieme all'oro) è da sempre la moneta rifugio in caso di guerra: sarà pure inflazionato, ma è pur sempre la moneta della maggiore potenza militare del mondo.

I tamburi di guerra rullano adesso in Medio Oriente per il possibile attacco preventivo di Israele contro l'Iran sull'annosa questione del nucleare. Il 21 agosto entra in funzione il reattore nucleare di Busher, in Iran, così crescono le voci di chi prevede sfracelli entro ottobre, con un attacco preventivo a sorpresa di Israele cui seguirebbero ritorsioni iraniane sui paesi produttori di greggio del Golfo. E il dollaro che non cede fa pensare a questa ipotesi.

Dai mercati finanziari arriva però un segnale contrario: il prezzo del greggio non sale, se ne sta intorno ai 75 dollari al barile senza mostrare segni di rialzo, come avverrebbe invece in caso di conflitto in Medio Oriente. Insomma, la speculazione è divisa, ancora non sa a chi credere.
Un caro saluto

Gianfranco