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venerdì 4 maggio 2012

Portogallo

Cari Amici,
dicono gli analisti internazionali che "Il Portogallo rappresenta una minaccia maggiore della Spagna" e argomentano questa loro analisi con dati e stime.
Il Portogallo è stato tra i paesi europei quello che ha seguito alla lettera le indicazioni del Fondo Monetario per risanare i propri conti. Eppure si trova sull'orlo del collasso. Dobbiamo dunque fidarci degli esperti del Fmi che non ne hanno mai, dico mai, azzeccata una?
Un caro saluto e un buon fine settimana

Gianfranco

mercoledì 25 aprile 2012

Neà Dracma?

Cari Amici,
leggo dalle agenzie:

L’incubo della fine dell’euro spaventa Eurolandia. Si tratta pur sempre di una possibilità remota, ma per la prima volta è stata messa, nero su bianco, dalla Banca Europea d’investimenti. La Bei, infatti, ha inserito una clausola per i negoziati per un finanziamento da 70 milioni di euro alla società Ppc (Public Power Corporation, colosso elettrico ellenico, n.d.r.), che prevede l’obbligo di rinegoziare in caso di reintroduzione della dracma, come riportato dal quotidiano greco Kathimerini.

Aggiungiamo che la possibilità viene estesa anche a Portogallo e Spagna ed eventualmente con tutti gli altri paesi europei 'in difficoltà'.  Che significa? Il ritorno alle monete nazionali europee non viene più escluso ma diventa elemento di negoziazione nella stesura di contratti europei.
Un caro saluto e un buon 25 Aprile

Gianfranco


martedì 3 aprile 2012

Spreads

Cari Amici,
questa sera, al termine di una giornata burrascosa sotto l'aspetto finanziario, queste erano le quotazioni degli spread tra il bund tedesco e quelli dei Piigs. Valutate queste cifre per capire come la speculazione stia aggredendo i Piigs e quali possono essere le prospettive:

Bund a 10 anni  Grecia a 10 anni    19,48  Grger
  "     "   "   Portogallo    "     10,04  Porger
  "     "   "   Irlanda        "      6,40  Irger
  "     "   "   Spagna        "      3,65  Spger
  "     "   "   Italia           "      3,35  Itger

Nonostante il default del mese scorso verso i creditori privati, la Grecia viene data per fallita nuovamente, seguita a breve tempo dal Portogallo. L'Irlanda non versa in buona situazione, mentre Spagna e Italia, i due colossi tra i Piigs, si mantengono su posizioni di relativa sicurezza. Una sicurezza che potrebbe vacillare da un momento all'altro sopratutto per la Spagna, la cui situazione viene definita "critica".
Un caro saluto

Gianfranco  

lunedì 2 aprile 2012

Danaro fresco

Cari Amici,
secondo un sondaggio le banche europee avrebbero bisogno di almeno 100 miliardi di euro (sotto forma di aumenti di capitale) per far fronte alla situazione. 100 miliardi sono le somme perse dalle stesse banche per il default della sola Grecia. E per Portogallo e Irlanda, che sono i prossimi paesi a dover ricorrere alla procedura concorsuale? Lo spread bund tedesco btp/portoghesi supera ormai quota 1.000, i livelli toccati dai titoli greci pochi mesi fa. Insomma, di quanti miliardi di euro avranno bisogno le banche europee?
Un caro saluto e un buon avvio di settimana

Gianfranco

giovedì 29 marzo 2012

Ancora la Grecia

Cari Amici,
ci risiamo con la Grecia.
Standard and Poor's dice che il paese dovrà nuovamente ristrutturare il suo debito, prima o poi, ma dovrà farlo. Atene si è mossa con i creditori privati, ai quali doveva 206 miliardi di euro, con l'accordo di inizio mese: ne restituirà il 20 per cento circa tra 30 anni. Però ne restano 160 circa con i creditori pubblici: Fondo Monetario, Unione Europea e Stati diversi, tra cui l'Italia per 8 miliardi. Difficilmernte questi potranno ottenere più del 20 per cento concesso ai privati, perchè si aprirebbero cause in tutto il mondo: in questi casi i creditori di un fallimento sono uguali di fronte alla legge, non esistono i privilegiati e i chirografari. Così mentre all'orizzonte si stagliano i casi di Portogallo e Spagna non spariscono le nuvole della Grecia. Purtroppo dovremo tenercele ancora per molto tempo.
Un caro saluto

Gianfranco

martedì 20 marzo 2012

Dopo Atene, Lisbona?

Cari Amici,
nonostante le continue rassicurazioni del governo di Lisbona sulla solidità dei conti pubblici (l'ultima è di ieri)  fonti informate mi dicono che entro breve tempo, da uno a tre mesi, il Portogallo potrebbe seguire l'esempio della Grecia ed avviare la procedura di un 'default' ordinato. Lisbona chiederebbe le stesse condizioni ottenute da Atene: taglio di 54 per cento del valore facciale del proprio debito verso i creditori privati (in realtà 75 per cento), negoziati per i creditori pubblici (Bce, FMI e Stati) nonchè un nuovo prestito nell'ordine di 60-70 miliardi.
Il default ordinato del Portogallo getta dubbi su come Unione Europea e Fondo Monetario hanno gestito la crisi debitoria. Il Portogallo è stato infatti il paese che meglio di altri ha applicato le ricette dell'austerità, delle privatizzazioni, dei tagli alla spesa pubblica. Eppure non si salva.
Vuol forse dire  che le ricette sono sbagliate e che bisogna cambiarle?
Un caro saluto

Gianfranco

sabato 11 febbraio 2012

Se ci sei, batti un colpo

Cari Amici,
la storia si ripete ma gli uomini, purtroppo, non fanno tesoro degli errori del passato.

Nel 1916 a Zimmerwald, in Svizzera, i capi dei partiti socialisti dei paesi belligeranti si riunirono per trovare una soluzione "proletaria" alla guerra in corso. L'accordo non fu raggiunto per rivalità nazionali, così i proletari europei continuarono a massacrarsi nelle trincee e alla fine della guerra emersero la rivoluzione bolscevica e il nazismo, cioè le premesse della seconda guerra mondiale. Che avviene ora?
Il turbocapitalismo finanziario e la delocalizzazione industriale in Asia stanno distruggendo le economie dell'Europa nonchè il benessere sociale che gli europei si sono conquistati in passato.
Lo smantellamento del welfare (un modello, un sogno per il resto del mondo) parte dagli anelli deboli del sistema - Grecia, Portogallo, i Piigs in genere - ma prima o poi toccherà a tutti, non illudiamoci, anche i lavoratori tedeschi saranno travolti.
Ma a sinistra, come già avvenne nel 1916, si parla, si parla, si parla, senza che nessuno reagisca: nessun grande partito progressista europeo appoggia i greci, nessuno chiede politiche diverse dall'austerità. Si parla di debiti da ripagare con il rigore e di sacrifici, non di soluzioni alternative. Non solo, i partiti di sinistra, dal Pd al tedesco SPd e i laburisti inglesi, sono per lo più complici dell'azione, subiscono le decisioni dei poteri forti, banche, industria, lobbies di ogni genere. E intanto guadagna spazio la destra estrema. Proprio come avvenne negli anni Trenta.
Insomma, dove sta la sinistra europea? Se ci sei, batti un colpo prima che sia troppo tardi.
Un caro saluto e un buon fine settimana

Gianfranco

lunedì 9 gennaio 2012

Szabadság

Cari Amici,
szabadság: forse l'unica parola che conosco in ungherese, vuol dire libertà.
Era il nome dell'albergo dove pernottai a Budapest nel 1966 durante la mia prima visita nella capitale magiara. In questo mare di cattive notizie sono rimasto favorevolmente impressionato dalla decisione del governo magiaro di ritornare sui suoi passi in materia di oppressione delle libertà civili dopo l'ammonimento di Bruxelles: o libertà oppure niente soldi. Siccome Budapest è praticamente fallita, quello del vil danaro è l'unico elemento di pressione in grado di modificare la situazione.
Temo però che la destra estrema europea non si fermerà qui: ci sono tutte le condizione perchè il fenomeno si ripresenti in altri paesi, penso a Grecia e Portogallo, e perchè no, anche a Spagna e Italia.
Le  condizioni per una svolta auritaria ci sono tutte: disoccupazione, inflazione, malessere, ignoranza sociale, risentimento verso la classe politica che non ha saputo governare. Ci sono anche i capri espiatori: politici, bancheri e immigrati.
In Germania Hitler vinse le elezioni per molto meno.

Un caro saluto e un buon avvio di settimana

Gianfranco

venerdì 6 gennaio 2012

Nebbia fitta

  Cari Amici,
dalla fitta nebbia che da tempo cela al grande pubblico i retroscena di quanto avviene in materia di pubblica finanza esce finalmente un raggio di sole. Lo riferisce il Wall Street Journal. Leggiamo: «Anche dopo che le banche europee hanno venduto titoli di stato (di Grecia, Portogallo, Italia e Spagna) in loro possesso, l’esposizione delle banche al debito governativo dei 27 paesi europei rimane  a circa 2600 miliardi di euro, pari al 7,5 per cento del totale degli attivi bancari. Per confronto, il debito del Tesoro degli Stati Uniti rappresenta circa l’1,25 per cento del totale degli attivi bancari». Da questo dato si comprende perché il flusso di vendite sui titoli di stato sia una diga con una crepa che potrebbe schiantarsi da un momento all’altro, producendo un diluvio di vendite che, in assenza di domanda di mercato, può fare esplodere rendimenti e spread. Unica alternativa, aggiungo, è la creazione di eurobonds garantiti dalla Bce che vadano a sostituire i bonds sovrani oggi in circolazione. E la Germania, che sino a poco fa si opponeva, oggi chiude gli occhi di fronte alle mosse della Bce che vanno proprio verso l'inflazione.
Un caro saluto, un buon fine settimana e un buon anno (repetita iuvant).

Gianfranco