venerdì 8 febbraio 2008

ARUNACHALA

Cari Amici,



  ho fatto una breve escursione alla Montagna Sacra dell'India, meglio nota come Arunachala. Alta appena 850 metri, secondo la cosmogonia indu questa montagna e' la versione odierna del pilastro di fuoco dal quale emerse Shiva  il distruttore. All'occhio di un visitatore occidentale (lasciamo perdere gli scrittori inglesi dell'800 che  ne hanno esaltato le bellezze naturali e il fascino dell'incontaminato) oggi Arunachala appare come un supermercato del 'divino' , mi si scusi l'espressione, per il numero incredibile di santoni, guru, monaci, visionari, predicatori, meditatori ad oltranza, che ne affollano le pendici. Non bastano 11 Ashram ad accogliere ogni sera questa folla di intermediari tra l'uomo e l'Essere Supremo. Li si incontra percorrendo a piedi (scalzi, ovviamente) un sentiero di circa 14 chilometri che corre alla base del monte tra risaie verdissime, piantagioni di palme e di banane, boscaglie e tratti aridi. Meglio partire armati di un nodoso randello per tenere lontane le scimmie che vi seguono alla ricerca del cibo e magari vi strappano gli occhiali da sole oppure per spostare le foglie sul terreno ed evitare i cobra arrotolati su se stessi che prendono il sole.


  Lungo il percorso si incontrano tempietti, sacelli, luoghi di culto e di preghiera: immaginatevi una  Lourdes circondata da numerose Via Crucis sotto un sole abbagliante. Nel posto si avverte una fortissima energia, dicono gli intenditori, quasi che la colonna di fuoco che ha generato Shiva vibri ancora  sotto le rocce grigiastre  pronta a rigenerarsi  non appena avra' fine l'era negativa che stiamo attraversando. E poi sorprende la folla dei pellgrini che si riunisce intorno ai Santoni, offre loro cibo in cambio di benedizioni. Arrivano da tutta l'India, a piedi, in moto, in auto e in autobus, molti vestiti all'occidentale, forse appena usciti dai loro uffici climatizzati di Bangalore, che dista un centinaio di chilometri. Ecco l'India antica e moderna, quella della religione totalizzante che poco spazio lascia all'umano  e quella del  software e del moderno. Ho attaccato bottone con un indiano loquace che a pieci scalzi si aggirava con la famigliola nei pressi del tempio di Tiruvannamalai. Mi ha detto di possedere un'agenzia di viaggi e di aver diversificato da poco i propri investimenti aprendo a Bangalore un 'beauty parlor'. AL primo impatto sono rimasto sbalordito: negli States si definisce con questo nome una sala per incontri riservati tra sessi diversi, insomma non un bordello ma quasi. Qui in India si tratta invece di saloni di bellezza che offrono trattamenti ayurvedici tradizionali a uomini e donne. Sara'.  


  Sono rientrarto in serata a Puttaparthi, dal mio Santone. Qui non ci sono beauty parlor, e neppure quella promiscuita' dei giovani che ho notato per le strade di Bangalore. Nell'Ashram gli uomini fanno la pesa di mattina le donne nel pomeriggio. E nel raggio di 15 chilometri non si trova neppure una birra fresca.    Ohm Sai Sri Ram.


                                                        Gianfranco

mercoledì 6 febbraio 2008

OHM SAI RAM OHM

Cari Amici


 


      Come promesso, vi scrivo dall'Ashram del Santone dove sono arrivato da qualche giorno. Purtroppo non vivo all'interno dell'Ashram, bensi' in un alloggio esterno, perche' i padiglioni che di solito accolgono i devoti stranieri da qualche tempo presentano un serio problema: sono infestati dai cobra. Si',  avete letto bene, velenosi COBRA, lunghi anche un paio di metri che fino a pochi anni fa stazionavano soltanto all'esterno dell'Ashram ma ora, attirati da acqua a resti di cibo, si sono spinti vicino ai ripari e di notte combattono con i cani, le scimmie e le grosse cornacchie che frequentano il logo. Poche' i cobra vivono di notte, e la sveglia nell'Asham avviene alle 3,30 e si esce con il buio per recarsi al darshan mattutino, ho preferito evitare incontri con qualche cobra incavolato e me ne sto all'esterno.


           Sai Baba e' anziano, ormai si muove soltanto in carrozzella, ma la sua energia sembra rimasta intatta. Quando appare nella sua tunica amaranto e benedice i devoti (almeno 6-7.000 ogni mattina, e adesso mi dicono che ce ne sono pochi, siamo nella stagione morta) avverto tra la folla vibrazioni fortissime che non lasciano indifferente neppure uno scettico come il sottoscritto. Non assisto a convulsioni, svenimenti, stati di trance o altri eventi emotivi, bensi' raccolgo una tensione che non riesco a tradurre in parole, ma che mi prende  e mi incita a comportarmi come gli altri intorno a me: cantare a squarciagola abbozzando  parole smozzicate di una lingua a me ignota, battere le mani ritmicamente, oppure alzare le mani verso l'alto e avvicinarle poi al volto e alla fronte, quasi a convogliare verso di me l'energia che proviene da Sai Baba. Allucinazione, direte, psicosi collettiva. La storia delle religioni primitive e' colma di queste esperienze, pero' un conto e' leggerle, un conto e' provarle sulla propria pelle.


        Parlando con altri devoti provenienti da mezzo mondo, raccolgo opinioni contrastanti: c'e' che ha la fede assoluta nel Santone, e pensa di aver risolto le proprie crisi esistenziali e di aver trovato una risposta alle domande che da sempre assillano l'uomo. Altri invece rimangono pervicacemente aggrappati ai propri dubbi : sembra quasi che, di fronte a possibili soluzioni, i dubbi si trasformino in certezze, in radici dalle quali non ci si riesce ad allontanare. Chi scrive pencola tra queste due posizioni: avverto l'influenza del luogo. Qui in India il valore della vita assume connotazioni diverse rispetto a quelle cui siamo abituati in Occidente. Ho visto su una delle spioagge piu' a la page dell'India Meridionale alcuni ragazzi   prendere a calci un teschio che le onde avevano portato a riva, probabilmente quello di una vittima dello tsunami che ha spazzato le coste di quella zona.  Ho visto un morto disteso sulla sabbia nell'indifferenza generale mentre a due passi si svolgevano processioni e i genitori portavano i bambini a prendere le onde. Vi sono indiani che considerano un privilegio morire in presenza di un Avatar come Sai Baba, per cui la morte non e'; un evento straordinario all'interno dell'Ashram. Di fronte a questi fatti che dimostrano una diffusa indifferenza nei confronti della vita, della morte e dei problemi esistenziali e la certezza nella reincarnazione (con il ciclo della vita e della morte che si ripete infinite volte)   anche lo scettico piu' incallito puo' avere attimi di tentennamento, di smarrimento, abbandonare le proprie cartesiane certezze e farsi prendere dai considerazioni stravaganti.


            Seguo da Internet gli avvenimenti politici italiani (per inciso, agli indiani interessa piu' la storia di Carla Bruni che campeggia sulle prime pagine dei giornali locali, The Times of India e The Indu). Mi sono chiesto: perche' i partiti decidono di andare a votare anche se cosi' facendo perdono una quota notevole dei rimborsi elettorali che loro spettano sulla base dei voti conseguiti? Da qualche parte ho letto la risposta: in un provvedimento omnibus varato nell'agosto del 2005 dal governo Berlusconi (ma la sinistra ha fatto finta di nulla) sono passate tre righe nelle quali si dice che da qual momento i rimborsi elettorali, aumentati ex imperio da 800 lire a un euro per ogni voto, vengono  corrisposti per intero anche se la legislatura dura assai meno dei 5 anni previsti. In soldoni, i partiti incassano ugualmente i circa 100 milioni di euro che avrebbero invece perso con il vecchio regolamento: 25 milioni a Forza Italia, 20 al PD, il resto ripartito tra le altre formazioni. Non so se quanto ho letto corrisponde al vero, potete controllare voi mneglio. Pero' le mie certezze politiche vacillano, quasi come la mia weltanschauung religiosa.


            Un caro saluto a rrivederci a presto


 


                                                       Gianfranco  

martedì 15 gennaio 2008

INDIA........

Cari Amici,


 


  tra qualche giorno parto per l'India dove mi tratterrò per circa un mese.  Oltre a leggere e meditare sulle spiagge del Kerala mi propongo di visitare due Ashram, o monasteri  che dir si voglia: il primo sarà quello di Amma, nel profondo Kerala, quasi sulla punta delk Deccan, ove risiede la donna  che cura i mali di uomini e donne con l'abbraccio. Ve ne avevo già parlato quando l'ho incontrata a Sesto San Giovanni. Poi andrò nell'ashram di Sai Baba, a Puttaparti. 15o chilometri a nord est di Bangalore. Su questo personaggio  circolano voci contrastanti. C'è chi lo definisce un ciarlatano che incanta il prossimo per spillare quattrini e cìè chi invece lo considera un avatar (incarnazione del divino) che può compiere miracoli risanando i malati e curando gli afflitti. Non posso dare un giudizio su Sai Baba perchè sono stato soltanto tre volte suo ospite. Soldi a me, come a tanti altri, non ne ha spillati: vivevo nel suo Ashram con 50 rupie (un euro) al giorno: 20 rupie per una branda in una camerata comune con  80 letti (mi sembrava di essere tornato ai tempi del servizio militare), 30 rupie per 3 pasti di cibo sano, rigidamente vegetariano, e ben cucinato.. Nell'ashram si deve restare non più di 10-15 giorni, per consentire ad altri devoti di godere della presenza di Sai baba e della logistica a basso prezzo.


 Nell'ashram non circolano alchool, fumo, droghe varie, i sessi sono rigidamente separati, lanche quando vanno a fare la spesa nei negozi (gli uomini la mattina, le donne nel pomeriggio) la vita è scandita dalle fasi del giorno : alle 20 chiudono la luce nelle 24 camerate dell'ashram che ospitano indiani e stranieri e la vita riprende alle 3 del mattino, quando dalle camerate ci si incammina verso il tempio. Da Sai Baba ho incontrato l'umanità più varia: da una principessa del Belgio al presidente di una grande multinazionale tedesca, da poveri indiani che vengono a morire nel Tempio in presenza di Sai Baba per arrivare al Nirvana senza troppe reincarnazioni  ai vari pranoterapisti, maestri di reiki, curanderos e altri  tipi strani che giungono da tutto il mondo per ricaricarsi grazie alle enormi energie che Sai Baba sarebbe in grado di emanare. CHi scrive ha avuto una sola esperienza particolare nel primo dei suoi soggiorni nell''ashram; una mattina, rientrando dal tempio, ho visto chiaramente mia madre in un gruppo di donne indiane che sostava vicino ad un distributore d'acqua. Mia madre è mancata 45 anni fa, perà quella mattina mi ha guardato con uno sguardo penetrante, come quelli che quando ero bambino era solita rivolgermi  quando voleva capire se mentivo o dicevo la verità . Vi assicuro, cari amici che quello sguardo mi ha scombussolato la vita per almeno una settimana.


Ho anche assistito a fenomeni di allucinazione collettiva, (io li definisco in questo modo, per i fedeli di Sai Baba sono miracoli)  come la materializzazione di oggetti d'oro nelle mani dell'Avatar, oppure la comparsa di arance in bacili di argento che contenevano acqua. Infine, Sai Baba non vive nel lusso, e i soldi che riceve da tutto il mondo sono spesi per creare scuole, ospedali, centri di ricerca.


Al ritorno dal viaggio vi racconterò quanto ho visto e le mie esperienze più interessanti. Semprfe che ci interessino. Per ora, un abbraccio e tanta serenità


 


                                                                              Gianfranco

lunedì 24 dicembre 2007

AUGURI

 


Cari Amici


 


     TANTI AUGURI PER QUESTE FESTIVITA' DI FINE ANNO: A CHI STA DENTRO, A CHI STA FUORI,


A CHI SOFFRE E A CHI HA LA SALUTE, A CHI E' SOLO E A CHI GODE DI BUONE AMICIZIE, 


 A CHI CREDE NELLA GIUSTIZIA UMANA E A CHI SI E' ORMAI RASSEGNATO E SPERA SOLTANTO


 IN QUELLA DIVINA.  UN ABBRACCIO A TUTTO VOI CHE MI SIETE VICINI E CHE CREDETE NEI


 VALORI DI FRATERNITA', UGUAGLIANZA E GIUSTIZIA.


 


                                              GIANFRANCO